Le capitali occidentali lavorano a un piano di garanzie di sicurezza per l’Ucraina, considerato passo necessario per avviare un processo di pace. Secondo il Financial Times, il progetto prevede attività di intelligence e sorveglianza Usa, l’impiego di truppe di un Paese neutrale lungo la linea del fronte e, nelle retrovie, la presenza di forze europee a supporto.

Il capo dello staff di Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak, ha confermato che discuterà del piano a New York con l’inviato americano Steve Witkoff. L’ipotesi sul tavolo include quattro o cinque brigate fornite da una “coalizione dei volenterosi” europei, mentre Washington garantirebbe uno scudo aereo. Resta però da chiarire quali sarebbero le regole d’ingaggio in caso di attacco russo.

Il progetto riprende in parte la proposta italiana, definita da Giorgia Meloni come “principale sul tavolo”, ispirata all’articolo 5 della Nato, che prevede la difesa collettiva in caso di aggressione. Tra le opzioni, anche una zona smilitarizzata pattugliata da forze di pace neutrali, dietro la quale si schiererebbero esercito ucraino e deterrenza europea.

Mosca ha ribadito la propria opposizione a qualsiasi presenza militare Nato in Ucraina, ricordando che proprio questo tema fu tra le cause scatenanti del conflitto. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito la questione “cruciale” ma ha invitato a non discuterne pubblicamente per non compromettere i negoziati.

Intanto, sul terreno la guerra prosegue. Zelensky ha accusato la Russia di “segnali negativi” sul processo di pace, denunciando nuovi bombardamenti che hanno provocato tre morti nella regione di Kherson e lasciato 100.000 famiglie senza elettricità nel nord-est del Paese. Mosca, dal canto suo, ha rivendicato la conquista del villaggio di Leontovichi, vicino al nodo strategico di Pokrovsk, nel Donetsk.