Nuovo attacco al Ponte Nord della capitale dopo i ripetuti raid sul Ponte Sud. Kiev prepara attraversamenti galleggianti sul Dnipro e annuncia nuovi attacchi alle raffinerie russe. Sullo sfondo il timore di una campagna contro la rete energetica e le indiscrezioni su un possibile affare petrolifero legato ai negoziati tra Washington e Mosca
KIEV – La guerra torna a stringersi intorno alla capitale ucraina. Nella mattinata di sabato 3 ottobre un nuovo attacco russo ha colpito il Ponte Nord di Kiev, uno degli attraversamenti strategici sul Dnipro, dopo i ripetuti raid che nei giorni precedenti avevano danneggiato anche il Ponte Sud.
Il sindaco Vitali Klitschko ha riferito che l’attacco ha danneggiato il manto stradale e le linee elettriche dei filobus, imponendo la sospensione del traffico in una delle direzioni. I servizi di emergenza sono stati inviati sul posto. Reuters ha riferito che inizialmente non erano state segnalate vittime direttamente sul ponte.
Gli attacchi stanno mettendo sotto pressione il sistema dei collegamenti tra le due sponde della capitale. Kiev dispone di più attraversamenti sul Dnipro, ma le chiusure e le limitazioni introdotte negli ultimi giorni hanno provocato lunghe code e forti rallentamenti. Prima dell’invasione su vasta scala del 2022, oltre un terzo dei circa tre milioni di residenti della capitale viveva sulla riva sinistra, mentre molte delle principali attività economiche e istituzionali si concentravano sulla riva destra.
Il ministero della Difesa russo ha confermato di aver colpito il Ponte Nord con droni, sostenendo che l’infrastruttura fosse utilizzata per il trasferimento di truppe e per il trasporto di forniture destinate alle forze armate ucraine. Si tratta della motivazione fornita da Mosca per qualificare l’attraversamento come obiettivo militare.
L’Ucraina contesta più in generale la campagna russa contro le infrastrutture del Paese e sostiene che l’intensificazione degli attacchi contro trasporti, energia e servizi urbani abbia lo scopo di rendere più difficile la vita nelle grandi città con l’arrivo dell’inverno.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha affermato, sulla base delle informazioni di intelligence a disposizione di Kiev, che Vladimir Putin avrebbe autorizzato un ampliamento della campagna aerea russa. Il Financial Times ha riportato le accuse del leader ucraino secondo cui Mosca avrebbe allentato i limiti imposti ai propri militari nelle operazioni contro le infrastrutture ucraine. Si tratta di una ricostruzione basata su informazioni fornite dall’Ucraina e non verificabili in modo indipendente in tutti i loro dettagli.
Nella regione della capitale, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, droni russi hanno colpito anche Hostomel, a nord-ovest di Kiev.
Secondo l’amministrazione militare regionale, l’attacco ha provocato incendi in strutture industriali e magazzini e ha ferito quattro persone. Tra loro c’è una bambina di otto anni colpita da una scheggia a una gamba. Un uomo di 66 anni, che ha riportato ustioni e un trauma addominale, è stato ricoverato, mentre altre due persone hanno subito ferite più lievi.
Gli attacchi del 3 ottobre non si sono limitati all’area della capitale. Associated Press ha riferito di almeno sei civili uccisi in raid russi in diverse zone dell’Ucraina, mentre un attacco contro una nave cargo nell’area di Odessa ha provocato la morte di un membro dell’equipaggio.
A Kiev cresce soprattutto la preoccupazione per quello che potrebbe accadere con l’arrivo dei mesi più freddi.
Secondo informazioni riportate da media occidentali sulla base di documenti e valutazioni dell’intelligence ucraina, Mosca starebbe preparando una campagna particolarmente intensa contro la rete energetica. Le ricostruzioni parlano della possibilità di utilizzare complessivamente fino a un migliaio tra missili, droni e altri ordigni in una serie di attacchi destinati a mettere sotto pressione il sistema elettrico nazionale.
Il dato non indica necessariamente un singolo attacco simultaneo con mille missili: le fonti parlano più generalmente di una vasta campagna di bombardamenti con differenti tipi di armi. Le autorità ucraine temono in particolare attacchi alle infrastrutture che collegano alla rete le centrali elettriche e nucleari ancora operative.
Già nei giorni precedenti la Russia aveva condotto uno dei più pesanti attacchi degli ultimi mesi contro il sistema energetico ucraino, provocando interruzioni dell’elettricità in diverse regioni.
Mosca nega di colpire deliberatamente la popolazione civile e sostiene di prendere di mira strutture utilizzate dall’apparato militare ucraino. Kiev e i suoi alleati contestano questa versione, sottolineando i ripetuti danni subiti da abitazioni e infrastrutture civili.
La risposta ucraina non riguarda soltanto la difesa aerea. Il governo sta predisponendo infrastrutture alternative per evitare che nuovi attacchi ai ponti paralizzino la capitale.
Il ministro per la Ricostruzione, le Infrastrutture e i Trasporti, Mykola Kalashnyk, ha confermato l’avvio dei preparativi per realizzare attraversamenti galleggianti sul Dnipro. Il progetto coinvolge il ministero, l’Agenzia per la ricostruzione, le autorità militari e l’amministrazione di Kiev.
La costruzione potrebbe richiedere fino a tre mesi. L’obiettivo dichiarato è ottenere infrastrutture capaci di garantire almeno una parte significativa della capacità degli attuali ponti. Kalashnyk ha indicato in circa 600mila veicoli al giorno il traffico medio complessivo tra le due rive del fiume.
Il governo sta valutando inoltre strutture prefabbricate in cemento e, nel lungo periodo, persino l’ipotesi di un tunnel sotto il Dnipro. Quest’ultima soluzione avrebbe però costi nell’ordine di decine di miliardi di grivne e richiederebbe finanziamenti internazionali.
Kiev intende contemporaneamente aumentare la pressione sulle retrovie russe.
Zelensky ha annunciato che l’Ucraina intensificherà gli attacchi contro le raffinerie di petrolio russe, considerate da Kiev una componente essenziale del sistema economico che finanzia lo sforzo bellico del Cremlino.
Il presidente ucraino ha sostenuto che la risposta sarà concentrata sulle strutture legate alla capacità militare ed economica russa, ribadendo che Kiev non intende assumere come obiettivo la popolazione civile.
Gli attacchi ucraini contro impianti petroliferi e infrastrutture energetiche in territorio russo sono diventati negli ultimi mesi uno degli strumenti utilizzati da Kiev per cercare di ridurre la capacità di Mosca di finanziare e alimentare la macchina militare.
Accanto all’escalation militare resta aperto un complicato canale diplomatico tra Washington e Mosca.
Secondo una ricostruzione del New York Times, ripresa da Reuters, nelle discussioni dell’amministrazione Trump con la Russia sarebbe entrata anche una possibile operazione multimiliardaria sugli asset internazionali di Lukoil, uno dei principali gruppi petroliferi russi.
Il progetto riguarderebbe una vasta rete di giacimenti petroliferi, raffinerie e distributori appartenenti alla società russa fuori dal Paese. Al gruppo interessato all’operazione parteciperebbero l’investitore statunitense Todd Boehly e soggetti mediorientali che in passato hanno avuto rapporti d’affari con persone legate alle famiglie di Steve Witkoff e Jared Kushner, entrambi coinvolti nei contatti diplomatici statunitensi con Mosca.
Secondo la ricostruzione citata da Reuters, Putin avrebbe discusso direttamente il possibile accordo durante un incontro al Cremlino con Witkoff e Kushner il 5 settembre.
L’operazione, tuttavia, non risulta conclusa e richiederebbe autorizzazioni sia statunitensi sia russe. Al momento della pubblicazione della ricostruzione, Casa Bianca, Dipartimento del Tesoro americano e Lukoil non avevano fornito commenti a Reuters. Per questo non è possibile presentare il progetto come parte già formalizzata di un accordo di pace.
Gli sviluppi degli ultimi giorni mostrano come il confronto tra Russia e Ucraina non si giochi più soltanto lungo i circa 1.250 chilometri della linea del fronte.
Trasporti, energia, raffinerie, infrastrutture logistiche e capacità di mantenere in funzione le grandi città stanno assumendo un peso crescente nella strategia dei due contendenti.
Per Kiev, l’obiettivo immediato è mantenere aperti i collegamenti sul Dnipro, rafforzare la difesa aerea e garantire elettricità e riscaldamento durante l’inverno. Mosca, da parte sua, sostiene di colpire strutture utilizzate dall’apparato militare ucraino e continua ad aumentare la pressione con droni e missili.
In questo scenario, qualsiasi prospettiva di tregua appare ancora lontana. Mentre sul campo gli avanzamenti restano limitati, la pressione si sposta sempre più sulle infrastrutture e sulla capacità delle due società di sostenere una guerra entrata in una nuova fase di logoramento.
