Tre ore di colloqui a San Pietroburgo tra il presidente russo e l’inviato americano Steve Witkoff. Zelensky si dice disponibile a congelare il fronte, ma Mosca respinge una semplice tregua. Rilasciato il cittadino statunitense Stephen Hubbard. Sul tavolo anche le garanzie di sicurezza e la ripresa dei rapporti economici tra Russia e Stati Uniti.
SAN PIETROBURGO – La guerra in Ucraina potrebbe tornare al centro di un confronto diplomatico diretto tra Mosca, Kiev e Washington. Dopo mesi di negoziati senza risultati decisivi, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso la propria disponibilità a riprendere i colloqui trilaterali con Stati Uniti e Ucraina, aprendo alla possibilità di un nuovo incontro a metà novembre negli Emirati Arabi Uniti.
L’indicazione è emersa mercoledì 21 ottobre, al termine di un colloquio durato circa tre ore a San Pietroburgo tra il leader del Cremlino e l’inviato speciale americano Steve Witkoff, arrivato in Russia dopo aver incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Oslo.
La possibile ripresa del negoziato rappresenta un segnale diplomatico, ma non ancora una svolta verso la conclusione del conflitto. Restano infatti profonde divergenze sulle condizioni per interrompere i combattimenti, sul controllo dei territori occupati e sulle garanzie di sicurezza richieste dalle parti.
La disponibilità russa è stata confermata dal consigliere presidenziale per la politica estera Yuri Ushakov, che ha indicato nella metà di novembre il periodo previsto per la ripresa dei colloqui.
La sede attualmente presa in considerazione è Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, già teatro di precedenti incontri tra le delegazioni coinvolte nella ricerca di una soluzione diplomatica.
Secondo quanto riferito anche da fonti americane, la Russia ha accettato in linea di principio la proposta statunitense di convocare un nuovo tavolo negoziale con la partecipazione dell’Ucraina.
Il confronto dovrebbe inizialmente svolgersi a livello tecnico, senza la presenza diretta dei tre presidenti. L’obiettivo sarà verificare l’esistenza di condizioni sufficienti per avviare una trattativa più approfondita ed eventualmente preparare un successivo vertice politico.
Ushakov ha riconosciuto che i contatti si stanno muovendo verso una possibile soluzione, evitando però di indicare scadenze precise per la fine della guerra.
La cautela appare giustificata dai precedenti: i colloqui organizzati negli ultimi mesi non hanno prodotto un accordo sul cessate il fuoco, mentre le operazioni militari sono proseguite.
Parallelamente ai contatti russo-americani, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha manifestato una nuova disponibilità negoziale.
In un’intervista all’emittente statunitense Fox News, Zelensky ha dichiarato di essere pronto a valutare il congelamento delle posizioni militari lungo l’attuale linea del fronte come punto di partenza per una trattativa.
L’ipotesi non equivale al riconoscimento definitivo della sovranità russa sui territori occupati, ma rappresenterebbe una possibile soluzione provvisoria per interrompere le ostilità e avviare un confronto sulle condizioni di pace.
Per Kiev, il nodo centrale rimane la necessità di ottenere garanzie di sicurezza credibili e durature da parte degli Stati Uniti e dei partner europei, in modo da scongiurare una futura ripresa dell’aggressione militare.
L’argomento è stato affrontato anche durante i colloqui di Oslo, ai quali hanno partecipato esponenti di diversi Paesi europei. Tra le ipotesi discusse figura la definizione di un sistema di sicurezza internazionale per l’Ucraina, accompagnato da iniziative economiche per la ricostruzione postbellica.
Mosca, tuttavia, continua a respingere l’ipotesi di una semplice sospensione dei combattimenti, sostenendo che un eventuale accordo debba affrontare anche le questioni strategiche considerate essenziali dalla Russia.
Il risultato più concreto dell’incontro di San Pietroburgo riguarda la liberazione di Stephen Hubbard, cittadino statunitense di 74 anni detenuto in Russia da oltre quattro anni.
L’uomo, ex insegnante originario del Michigan, era stato arrestato nell’aprile 2022 nella città ucraina di Izium, occupata all’epoca dalle forze russe, con l’accusa di aver partecipato al conflitto come mercenario al fianco dell’esercito ucraino.
Nel 2024 era stato condannato a una pena di quasi sette anni di reclusione, al termine di un processo a porte chiuse. Le accuse erano state contestate dalla sua difesa e dai familiari.
Durante il colloquio con Witkoff, Putin ha annunciato che Hubbard era stato liberato e si trovava all’aeroporto Pulkovo di San Pietroburgo, in attesa del rimpatrio.
La decisione è arrivata dopo una richiesta avanzata personalmente dal presidente americano Donald Trump. Secondo Washington, il rilascio non ha comportato uno scambio di prigionieri né concessioni immediate da parte statunitense.
Il gesto assume un particolare rilievo diplomatico anche in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, previste per il 3 novembre. Witkoff ha ringraziato Putin, suscitando tuttavia polemiche negli Stati Uniti per averlo definito un leader umanitario.
Nel corso delle discussioni è emersa anche la volontà di Mosca di rilanciare i rapporti economici con gli Stati Uniti, fortemente ridimensionati dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022.
Un primo segnale è rappresentato dalla decisione dell’amministrazione Trump di alleggerire temporaneamente alcune restrizioni sulle forniture di diesel russo.
Il vicepremier russo Aleksandr Novak ha annunciato che giovedì 22 ottobre dovrebbe partire una prima petroliera diretta negli Stati Uniti con un carico di circa 40mila tonnellate di gasolio.
Ulteriori spedizioni sono previste nelle settimane successive, nell’ambito di un’intesa che punta a incrementare l’offerta internazionale di carburante.
L’accordo viene presentato da Mosca e Washington come uno strumento per contribuire alla stabilizzazione del mercato energetico, ma ha suscitato interrogativi sulle possibili conseguenze economiche a favore della Russia mentre prosegue il conflitto.
Durante l’incontro, Putin ha inoltre manifestato interesse per una più ampia ripresa della cooperazione commerciale, compresa la possibilità di aumentare le esportazioni russe di fertilizzanti verso gli Stati Uniti.
Di fronte ai nuovi contatti economici tra Washington e Mosca, Bruxelles ha ribadito la propria posizione.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo al Parlamento europeo, ha confermato che le sanzioni dell’Unione europea contro la Russia resteranno in vigore almeno fino alla cessazione della guerra.
Una posizione che evidenzia le differenze tra la strategia americana, orientata anche a utilizzare la cooperazione economica come possibile leva negoziale, e quella europea, che continua a considerare le restrizioni uno strumento di pressione sul Cremlino.
L’Unione europea resta inoltre coinvolta nelle discussioni sulle future garanzie di sicurezza per l’Ucraina, considerate essenziali per evitare che un eventuale accordo si trasformi in una pausa temporanea prima di nuove ostilità.
La giornata diplomatica di San Pietroburgo ha avuto anche una significativa dimensione internazionale.
Dopo il confronto con Witkoff, Putin ha incontrato il primo ministro cinese Li Qiang, mentre il Cremlino ha confermato che sono in corso contatti per valutare un possibile vertice tra il presidente russo, Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping.
Tra le ipotesi figura un incontro in Cina nel mese di novembre, eventualmente in occasione degli appuntamenti internazionali collegati al vertice Apec.
Al momento non risultano però definiti né una data né un programma ufficiale.
Uno dei temi che potrebbero essere affrontati riguarda il controllo degli armamenti nucleari, questione sulla quale persistono differenze tra le posizioni americane e quelle cinesi.
Per Mosca, un eventuale incontro a tre rappresenterebbe un’occasione per discutere non soltanto della guerra in Ucraina, ma anche dei più ampi equilibri strategici internazionali.
Mentre le diplomazie tornano a discutere di possibili negoziati, la situazione militare sul terreno rimane critica.
Gli attacchi russi contro il territorio ucraino proseguono e continuano a provocare vittime e feriti. Secondo Associated Press, nelle ultime operazioni sono morte almeno cinque persone e più di venti sono rimaste ferite.
Rimangono inoltre irrisolte alcune delle questioni centrali del conflitto, a partire dalle rivendicazioni territoriali russe e dalle richieste ucraine di sicurezza.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribadito la contrarietà di Mosca a una semplice tregua nei bombardamenti sulle infrastrutture energetiche, sostenendo che l’obiettivo debba essere un accordo di pace complessivo.
L’orientamento russo continua dunque a scontrarsi con la richiesta ucraina di interrompere rapidamente le ostilità, mentre Washington cerca di mantenere aperto un canale di mediazione tra le parti.
L’incontro tra Putin e Witkoff segna il ritorno di una prospettiva negoziale dopo mesi di sostanziale immobilismo diplomatico.
La disponibilità russa a partecipare a nuovi colloqui trilaterali rappresenta un’apertura, ma non costituisce ancora un accordo sulle condizioni necessarie per porre fine alla guerra.
Le prossime settimane saranno determinanti per comprendere se il possibile appuntamento di Abu Dhabi potrà tradursi in un confronto concreto sulle garanzie di sicurezza, sulle questioni territoriali e sulle modalità di cessazione dei combattimenti.
Resta soprattutto da verificare se Mosca e Kiev saranno disposte ad avvicinare posizioni che, nonostante i ripetuti tentativi diplomatici, continuano a presentare profonde divergenze.
Per ora, l’unico risultato immediatamente verificabile del vertice di San Pietroburgo è la liberazione di Stephen Hubbard. Sul futuro dell’Ucraina, invece, la diplomazia ha ottenuto la prospettiva di un nuovo tavolo, ma la strada verso un’intesa rimane complessa.
