epa07692023 Russian President Vladimir Putin attends the 2nd International Forum 'Development of Parliamentarism' in Moscow, Russia, 03 July 2019. The forum takes place from 01 to 03 July in Moscow. EPA/EVGENIA NOVOZHENINA / POOL

Tensione alta per l’Ucraina: oggi è il giorno indicato dall’intelligence Usa come la data del possibile attacco russo contro l’Ucraina, e che il presidente Zelensky ha fatto diventare per decreto Giornata dell’unità nazionale. Intanto ieri Mosca ha iniziato il ritiro delle truppe dal confine ucraino.

Ma i dubbi di un attacco permangono secondo il presidente Usa, Biden. Stamani a Bruxelles è prevista una riunione dei ministri della Difesa dell’Alleanza atlantica. Il premier italiano, Mario Draghi sarà invece a Parigi da Macron, mentre il ministro degli Esteri Di Maio domani sarà a Mosca.

Un segnale di distensione viene da Vladimir Putin che ha autorizzato l’inizio del ritiro delle truppe dal confine ed assicurando di non volere la guerra, ma il presidente Usa Joe Biden ha replicato con la massima cautela, affermando che un attacco russo resta ancora “una possibilità concreta”. Non è chiaro, del resto, come si scioglierà il nodo della partita: il braccio di ferro sull’ingresso di Kiev nella Nato. Per Mosca non dovrà accadere mai, ma gli occidentali non possono accettarlo come vorrebbe il Cremlino.

Biden ha detto: “Siamo desiderosi di negoziare accordi scritti con la Russia”, di proporre “nuove misure sul controllo degli armamenti e sulla trasparenza. Non vogliamo destabilizzare la Russia”.

Ma a rafforzare lo scetticismo occidentale è arrivata la denuncia di Kiev di un cyberattacco ai siti del ministero della Difesa e di due banche pubbliche. Un segnale, se confermato, di un nuovo attacco ibrido con la probabile regia di Mosca. Per superare la crisi le cancellerie puntano ancora sull’applicazione degli accordi di Minsk, che prevedono anche una maggiore autonomia del sud-est ucraino. Da Mosca, tuttavia, sono arrivati segnali che rischiano di far saltare il tavolo. La Duma, la camera bassa del parlamento, ha approvato una richiesta a Putin perché riconosca le autoproclamante repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Intanto, i capi delle diplomazie russa e americana Lavrov e Blinken hanno avuto un nuovo colloquio telefonico, e Biden ha parlato con Emmanuel Macron della necessità di “verificare” il ritiro delle forze russe. L’Italia ha fatto la sua parte con un colloquio tra il premier Mario Draghi ed il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con la missione a Kiev del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che domani è atteso a Mosca.