Roma 30 giugno 2021 - Università Marconi, Intervento di Maristella Giorlandino pres. Artemisia Onlus accanto alla testimonial Maria Grazia Cucinotta

IL  DIBATTITO/ I segnali importanti dalla tavola rotonda organizzata da Artemisia Onlus. Un obiettivo da raggiungere, visto il numero crescente dei femminicidi. Le norme non bastano da sole a cambiare i comportamenti sociali. Il messaggio lanciato da Maristella Giorlandino  e Maria Grazia Cucinotta è stato raccolto da accademici,  giuristi, rappresentanti di diverse religioni,  esponenti del sociale,  personaggi dello spettacolo. Una occasione non comune di riflessione e di confronto.  Ma ora occorre fare un passo avanti, coinvolgendo prima di tutto la scuola. A settembre si riparte.

Di Stefania Pascucci

Le donne non si toccano nemmeno con un fiore. Una frase fatta? No. Un obiettivo da raggiungere? Sicuramente sì, visti i numeri dei femminicidi degli ultimi anni. Un trend, purtroppo sempre in aumento in Italia e in Europa. Un tema caldo sul quale la società civile e la politica si sono spesso confrontate, più volte sviluppando quei processi normativi condivisi dai quali sono poi scaturite le leggi sullo stalking, sul mobbing, sul bullismo. Il risultato tuttavia è che le norme introdotte non bastano da sole a cambiare i comportamenti sociali. Le norme, in certi casi,  sono solo punitive e non preventive. Artemisia Onlus, l’associazione presieduta da Maristella Giorlandino, ha organizzato lo scorso 30 giugno,  con il sostanzioso contributo del direttore Elena Pollari, e presieduto un interessante dibattito presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi a Roma. A fianco di Artemisia Onlus la rete dei centri Artemisia Lab e Vite Senza Paura, la  Onlus diretta dall’attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta. Una tavola rotonda  il cui scopo è stato quello di parlare della violenza di genere. L’occasione,  forse per la prima volta in assoluto, ha visto confrontarsi e discutere mondi diversi tra loro, gli accademici, i giuristi, le diverse religioni, cattolica, ebrea e islamica, gli esponenti del sociale, i personaggi dello spettacolo. Uniti tutti da un unico fil rouge: la necessità, l’urgenza di investire sul concetto di cultura del rispetto, della libertà, della responsabilità di genere. Per passare dalla teoria – troppo facile – alla pratica – troppo difficile – occorre «fare un passo avanti», come affermato dalla stessa Giorlandino in apertura del convegno. E questo passo deve, anzitutto, coinvolgere la scuola, istituzione dell’educazione per antonomasia dall’infanzia, per proseguire poi nella scuola primaria, «nella scuola media e nei licei», ha spiegato la presidente di Artemisia Onlus, «affinché si educhino le nuove generazioni, le famiglie, e si ricostruisca un rapporto civico-educativo e all’integrazione di nuove etnie».

Si è trattato di un dibattito in cui tutti i presenti hanno trovato una sintesi e un comune denominatore: «Il vero lavoro è prevenire la violenza di genere», ha sottolineato Erica Pugliese, docente della università Marconi e presidentessa dell’associazione Millemé – violenza di genere e dipendenze affettive.  Oggi più che mai «occorre fare nostro il motto “prevenire è meglio che curare”», ha sostenuto ancora Maria Stella Giorlandino, «per questo propongo a tutti coloro che sono intervenuti a questa Tavola Rotonda di presentare alla nostra segreteria organizzativa le proprie proposte, un abstract condiviso, che esprima il sentire della vita politica, religiosa, artistica e sociale del Paese per un futuro migliore per le prossime generazioni, che abbia il rispetto alla base di ogni rapporto umano», ha concluso.

In sala, tra i presenti, anche quelli che non ti aspetti; eppure erano lì, in un giorno di afa, di caldo eccezionale, con la mascherina sul volto, il rispetto delle distanze come da decalogo del Cts del ministero della Salute, seduti tra le prime file a loro riservate: i testimonial del mondo dello spettacolo e dello sport. Enzo Decaro, Roberto Ciufoli, Pino Insegno, Gianni Rivera, Simona Izzo, Fiamma Izzo, Maria Grazia Cucinotta. Tra i politici: il ministro Mariastella Gelmini (FI), il vicepresidente della camera Ettore Rosato (Iv) e il senatore Maurizio Gasparri (FI); tra le autorità:  mons. Vincenzo Paglia, presidente Pontificia Accademia per la Vita, Paolo Poletti, presidente Sicuritalia, il notaio Claudio Togna, il generale Domenico Rossi e il Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione Fulvio Baldi.

In tanti hanno voluto dare il loro contributo. Un esempio per tutti,  Enrico Brignano, non presente fisicamente alla manifestazione, ha affrontato la questione della violenza di genere con uno scritto  ripercorrendo la storia italiana di grandi esempi di donne importantissime nel campo della ricerca, plurilaureate; come ad esempio Eva Mameli («nessuna parentela con Goffredo l’autore dell’inno», sottolinea Brignano), alla quale malgrado molti meriti personali non viene attribuito nessun riconoscimento sui testi scolatici. E se vogliamo dirla tutta, era la madre di Italo Calvino, ha sottolineato l’attore.

L’obiettivo di Artemisia Onlus è stato centrato: si è trattato  solo dell’inizio del confronto su una tematica che ha riunito molte personalità che hanno partecipato attivamente e di persona in un unico leitmotiv: il desiderio e l’auspicio di intraprendere un lavoro sinergico, che veda tutti tornare a difendere con forza i valori etici e di giustizia, rispetto, libertà, responsabilità e integrità. Tutti orientati verso il comune obiettivo di investire sui giovani e ricostruire una società più sana, più florida, più coesa e più sicura. Aperta la strada, ora bisogna proseguire.