Il vertice europeo di Nicosia si chiude senza decisioni decisive, ma con un messaggio chiaro: la pressione degli Stati Uniti di Donald Trump sta spingendo l’Unione europea a cercare maggiore autonomia, soprattutto su difesa ed energia. Allo stesso tempo, però, restano profonde divisioni interne tra gli Stati membri, in particolare sulle politiche economiche e sul Patto di stabilità.

Durante il summit, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha respinto con fermezza l’ipotesi di sospendere le regole fiscali, nonostante le richieste di maggiore flessibilità avanzate da diversi Paesi. In prima linea Italia e Spagna, con Giorgia Meloni e Pedro Sánchez favorevoli a misure straordinarie per affrontare la crisi energetica, tra cui una proroga del Recovery Fund, un allentamento dei vincoli sugli investimenti e nuove tasse sugli extraprofitti.

Sul fronte opposto si collocano i Paesi del Nord, guidati dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha ribadito la contrarietà sia a un allentamento del Patto sia all’introduzione di eurobond, definiti “inimmaginabili”. Una linea condivisa, almeno in parte, anche dalla Commissione, che ha ricordato la disponibilità di fondi già stanziati per l’energia ma non ancora utilizzati.

Accanto alle tensioni economiche, il vertice ha affrontato anche il tema della sicurezza e della politica estera. La guerra in Medio Oriente e il ruolo dell’Iran hanno spinto i leader europei a chiedere un rafforzamento dell’azione comune. In questo contesto, la proposta di potenziare la missione marittima Aspides è stata presentata come passo verso un maggiore coordinamento strategico.

Significativa anche la presenza a Nicosia di leader mediorientali, tra cui il presidente libanese Joseph Aoun e il leader siriano Ahmad al-Sharaa, un tempo considerato figura controversa ma oggi interlocutore riconosciuto dall’Europa. Un segnale di pragmatismo diplomatico che riflette il mutato contesto geopolitico.

Nel dibattito è emerso anche il tema della fiducia nei confronti degli Stati Uniti. Il premier polacco Donald Tusk ha sollevato dubbi sulla solidità dell’impegno americano nella difesa del continente, mentre cresce l’ipotesi che Trump possa partecipare solo virtualmente al prossimo G7.

In definitiva, se da un lato la pressione esterna contribuisce a rafforzare la coesione europea, dall’altro le divergenze interne — soprattutto sul piano economico — continuano a ostacolare una risposta unitaria. Il confronto resta aperto e sarà al centro dei prossimi appuntamenti europei, con l’obiettivo, ancora lontano, di un’Unione più autonoma e coesa.