Meno di un anno fa, Volodymyr Zelensky definiva “inaccettabile” l’idea di congelare la guerra con la Russia sulle linee del fronte. Oggi, il presidente ucraino parla invece di “buon compromesso”, allineandosi in parte alla posizione di Donald Trump, che propone un cessate il fuoco immediato per avviare negoziati di pace.

Il Cremlino però non arretra: Vladimir Putin resta deciso a non rinunciare ai suoi obiettivi militari, in particolare al controllo del Donbass. Questa intransigenza ha spinto gli Stati Uniti ad aumentare la pressione su Mosca, autorizzando Kiev all’uso di missili a lungo raggio, come gli Storm Shadow britannici, e preparando – secondo il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent – un nuovo pacchetto di sanzioni economiche “sostanziali” contro la Russia.

Intanto, sul terreno, la guerra continua con violenza crescente. Nelle ultime ore 405 droni e 28 missili russi hanno colpito diverse regioni ucraine, inclusa Kiev, causando sette morti – tra cui due bambini – e decine di feriti. Un attacco ha devastato un asilo a Kharkiv, dove 48 bambini sono stati tratti in salvo dai vigili del fuoco. “Non c’è giustificazione per un attacco a un asilo. È uno schiaffo a chi crede ancora nella pace”, ha commentato Zelensky.

Il presidente ucraino, in viaggio in Europa per rafforzare il sostegno internazionale, ha ribadito da Oslo che l’Ucraina “è pronta ad accettare un congelamento del conflitto”, ma dubita che Putin accetti la proposta. Dopo la Norvegia, Zelensky visiterà Svezia, Bruxelles e Londra, mentre l’Unione Europea lavora a un piano di pace in 12 punti e discute sull’utilizzo degli asset russi congelati.

Dall’altra parte, Mosca definisce “inaccettabile” il congelamento del fronte e continua a rilanciare sul piano militare: Putin ha diretto una grande esercitazione delle forze nucleari strategiche, coinvolgendo componenti terrestri, navali e aeree, in un chiaro segnale di forza verso l’Occidente.

Il vertice di pace previsto a Budapest resta in bilico: mentre Orban assicura che i preparativi “continuano”, Trump si dice scettico. Con lo stallo nei negoziati e la guerra che infuria, la diplomazia internazionale sembra ancora lontana dal trovare una via d’uscita.