La Procura di Roma accelera l’indagine avviata dopo gli esposti presentati dai 36 attivisti italiani che hanno partecipato alla Global Sumud Flotilla, la missione internazionale diretta verso Gaza con l’obiettivo di portare aiuti umanitari.

I pubblici ministeri hanno riunito i vari incartamenti in un unico procedimento e procedono – al momento contro ignoti – per i reati di sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio. Negli esposti presentati dal team legale che assiste gli attivisti, tra cui figurano anche quattro parlamentari italiani, si ipotizzano inoltre reati come tentato omicidio e tortura.

L’inchiesta punta a ricostruire le fasi della navigazione, gli attacchi con droni avvenuti in due diversi episodi e le circostanze dell’abbordaggio da parte della marina israeliana. Gli inquirenti procederanno ora con l’ascolto dei denuncianti per approfondire i fatti contenuti negli atti trasmessi a piazzale Clodio.

Secondo gli attivisti, l’operazione israeliana sarebbe stata “priva di qualsiasi base legale”, poiché le imbarcazioni si trovavano in acque internazionali, e costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale umanitario, vietando l’uso sproporzionato della forza contro navi civili che trasportano beni essenziali.

In una integrazione alla denuncia, Antonio La Piccirella – uno dei partecipanti alla missione – ha accusato le autorità israeliane di aver commesso atti di tortura dopo l’abbordaggio e il trasferimento nel porto di Ashdod: “I militari hanno privato gli attivisti degli effetti personali e li hanno sottoposti a violenze fisiche gratuite, tanto che ad alcuni è stato rotto un braccio”.

Tra le richieste rivolte alla magistratura italiana c’è anche quella di verificare il ruolo della Marina italiana, alla luce – sostengono i denuncianti – dell’“obbligo di protezione” che incomberebbe sulle autorità nazionali in base alle ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia.