Al Congresso nazionale #ICAR la dr.ssa Valentina Mazzotta ha presentato i risultati dello studio ItaPrEP, studio multicentrico italiano che ha valutato la profilassi pre-esposizione (PrEP) per l’HIV dal punto di vista dell’efficacia, l’aderenza e la persistenza.

Lo studio ha “confermato l’elevata efficacia della #PrEP nel prevenire l’infezione da #HIV e la sua utilità anche come strumento di monitoraggio delle altre Infezioni Sessualmente Trasmesse. Tuttavia sono necessarie strategie mirate al miglioramento dell’implementazione della PrEP in Italia e al superamento delle barriere di accesso”.

La coorte dello studio era costituita da 1.758 partecipanti dei centri di Roma, Bologna e Milano tra il 2017 e il 2023, cioè prima che la PrEP divenisse rimborsabile.

Sono state registrate 6 sieroconversioni per l’HIV su 2.673 anni-persona di follow-up con un’incidenza di 0,22 per 100 anni-persona. L’incidenza delle IST è stata di 13,1 per la sifilide, 23,8 per la clamidia e 24,2 per la gonorrea. Il rischio di IST successive alla prima è risultato maggiore di più di due volte rispetto al primo episodio.

Lo studio ha rivelato che la probabilità di scarsa aderenza alla PrEP nei primi due anni dall’inizio è di circa il 58% e risulta più alta in persone che fanno uso di chemsex, che cambiano autonomamente la modalità di assunzione della PrEP e che hanno un basso livello culturale.

Rispetto invece alla persistenza nei programmi di PrEP, la probabilità di interrompere il follow-up è di circa il 37% a due anni. L’uso di chemsex è associato a un maggior rischio di “discontinuation”, ma il dato più suggestivo dello studio è che il mancato accesso gratuito alla PrEP (sia al farmaco che agli esami per il monitoraggio) scoraggia gli utenti dal rispettare il programma di prevenzione.