Le attuali condizioni in cui versa la Sala Troisi del "Piccolo Cinema America", per la salvaguardia della quale, in occasione di un open day all'interno del cinema stesso, l'Associazione "Piccolo Cinema America" che raccoglie ragazzi dai 15 ai 25 anni, ha illustrato un progetto di restyling che prevede, oltre alla sala cinematografica, aule studio e una biblioteca aperte 24 ore su 24. ANSA/ UFFICIO STAMPA ASSOCIAZIONE PICCOLO CINEMA AMERICA +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++++

Il grande schermo uscirà senz’altro più debole dalla crisi del Covid-19, “il nostro lavoro è molto condizionato dalla situazione di emergenza che stiamo vivendo, credo che la strada per riprenderci sarà lunga e che le storie debbano essere bellissime perché dovranno convincere il pubblico a uscire di casa e tornare a vivere la bellezza unica del cinema”. Lo ha detto Luca Argentero, collegato assieme allo sceneggiatore della serie ‘DOC nelle tue mani’, Francesco Arlanch, in diretta con il Meeting di Rimini nel corso dell’incontro ‘Prossimo episodio tra 3, 2, 1…’ guidato dal giornalista di cinema Beppe Musicco di Sentieri del Cinema.

La serie, realizzata da Lux Vide e Rai Fiction, in onda nei mesi scorsi, che ha preso spunto da una storia vera quanto incredibile: quella del dottor Pierdante Piccioni, di Lodi, vittima di un’amnesia che gli ha fatto dimenticare 12 anni di vita, rendendolo però anche un medico migliore. “Si è trattato di una vera esperienza esistenziale – ha raccontato Arlanch – grazie al fatto che l’ispiratore della storia è ancora vivo e ci ha seguito nelle varie fasi della realizzazione. Al centro c’è il tema dell’empatia tra medico e paziente: entrare in confidenza, conoscere chi curi, permette di migliorare il lavoro del medico. Per noi è stato fondamentale coinvolgere gli stessi medici nella scrittura dei testi e passare intere settimane in reparto per dare autenticità alla nostra storia”.

Parlando del rapporto col cinema, dal punto di vista della realizzazione, Luca Argentero non vede grandi differenze, “il lavoro e la professionalità sono gli stessi, con la differenza che nella serialità c’è più spazio per raccontare e approfondire le storie dei personaggi”. E proprio le serie tv, a sale cinematografiche chiuse per via dell’emergenza Covid, stanno prendendo il posto del grande romanzo di una volta. Lo testimonia il successo planetario di serie come Chernobyl o Sherlock, per citarne un paio, capaci di tenerci inchiodati sul divano per ore. In Italia il fenomeno è in forte crescita, era nato negli anni ‘70 proprio per portare in tv i grandi classici della letteratura e oggi sta vedendo una crescita esponenziale, offrendo anche spunti di grande attualità.