Dopo le polemiche sullo spot schiavista dell’instancabile “renatino”, ora salta fuori che il traballante presidente del consorzio di tutela del dop nazionale produce e vende simil parmigiano.

Non c’è pace per il consorzio del Parmigiano Reggiano, presieduto dal giovane e creativo imprenditore caseario Nicola Bertinelli, distintosi recentemente più che per la valorizzazione dell’inimitabile formaggio nostrano per ben altre faccende.

Prima il criticatissimo spot schiavista dove il povero Renatino si trova a lavorare felice “da quando aveva 18 anni, tutti i giorni. 365 giorni l’anno” e ora l’incredibile scoperta, messa in luce da un’inchiesta di Report, che l’azienda del presidente produce un similare a pasta dura del Parmigiano Reggiano (a marchio “Senza”, perché privo di caglio animale), venduto in bella mostra sopra a delle forme di Parmigiano doc con un cartello che dice “formaggio di filiera”. E l’equivoco è servito!

Alla signora Maria piuttosto che al signor Franz l’arduo compito di rendersi conto che quello in vendita on-line piuttosto che nei centri commerciali non è Parmigiano Reggiano, il solo ed unico vero, ma una imitazione. Una specie di Parmesan della filiera parmense fatto dal presidente del consorzio che dovrebbe proteggere l’unicità inimitabile del Parmigiano Reggiano.

Scoppia così il caos nel consorzio, il cui statuto stabilisce profeticamente che se Bertinelli ha effettivamente prodotto il “similare” deve decadere dalla carica di consigliere, e automaticamente dalla presidenza.

Anche dalla Lega arriva una richiesta di chiarimenti: “Serve fare chiarezza sugli eventuali errori personali del caso Bertinelli affinché l’immagine e il buon lavoro dei produttori del Parmigiano Reggiano non paghino per colpe non loro”.

Ma la questione è rovente e, nonostante l’autosospensione del presidente da tutte le cariche da lui ricoperte in Coldiretti e curiosamente non anche da quelle nel consorzio, l’esecutivo consortile, all’interno del quale ci sarebbero persino altri consiglieri che producono un formaggio similare (come riportato dal quotidiano Reggio Report), passa la patata ai sindaci revisori, i quali però decidono anch’essi di defilarsi.

A questo punto, dopo tormenti vari, la decisione dovrebbe essere presa lunedì 17 dal CdA già convocato da Bertinelli con ordine del giorno: “Aggiornamento servizio Report Rai 3 del 3/1/2022 e valutazioni ai sensi artt. 27 e 37 dello statuto “.

Ma sono molti a dubitare che il CdA, con oltre un terzo dei consiglieri che risulterebbero anch’essi produttori di formaggi similari e quindi nelle stesse condizioni di incompatibilità, sia in condizione di poter decidere serenamente. D’altro canto, se dovesse decidere per un’assoluzione, molti griderebbero allo scandalo e persino la politica non potrebbe rimanere a guardare.

In fondo basterebbe che Bertinelli si autosospendesse, come già fatto dagli incarichi in Coldiretti, lasciando ad altri il compito di traghettare il consorzio verso nuove elezioni.