Di Ugo Battaglia

E andata male, dalle (cinque) stelle alle stalle. Quello dei grillini non era un bluff, ma una mano di poker portata fino alle estreme conseguenze. L’ipotesi più probabile è  che scontino questa scelta. E con loro, purtroppo, tutto il paese. Resta una serie di variabili, la decisione di Draghi, quella di Mattarella, quelle dei partiti di maggioranza.  In teoria tutto è possibile. Anche un ripensamento. Mattarella ha respinto le dimissioni di Draghi praticamente imponendogli di presentarsi alle Camera e trovare una situazione. Mercoledì il giorno della verità. Ma in realtà il m ondo politico e dei partiti, il sistema tutto non può fidarsi di Giuseppe Conte ostaggio dei falchi della sua banda. Quale calcolo potranno mai aver fatto, quale strategia avranno pensato? Contano forse sul sostegno dei militanti al loro rigore ideale? Sperano forse che il richiamo (ipocrita) ai vecchi valori riavvicini il popolo dei cinque stelle e si trasformi in una ripresa di consenso? Sono rassegnati a un bagno di sangue elettorale? E si torna al via. Il dado è tratto, compromesso non è arrivato, e adesso ci troviamo in seria difficoltà Quel che resta del Movimento Cinque Stelle ha deciso di portare la sfida al premier Draghi fino in fondo. La sottile differenza dell’abbandono dell’aula prima del voto di fiducia è un artifizio politico che non cambia la sostanza delle cose. I grillini di Giuseppe Conte silurano di fatto il governo e la maggioranza pur sostenendo il contrario, e Draghi ne trae le conseguenze.
Non è dato di sapere quali saranno gli sviluppi politici nell’immediato e nel medio termine, certo è che la scelta del M5S resta nei fatti incomprensibile e rischia di trascinare a fondo il paese. L’Europa assiste attonita al suicidio politico italiano, la gente non capisce, cosa ci guadagna Conte, cosa ci guadagnano i grillini? Ed è fuori di dubbio che l’Europa ci farà scontare questa situazione a meno che la premiata ditta Draghi-Mattarella non riesca a trovare una soluzione. Il premier è uno pratico, non  disdegna il compromesso. Ma non è pensabile che continui a procedere con dei partner di governo che si comportano come bambini dell’asilo. Aprire la crisi di governo significa mettere in serissima difficoltà l’attività istituzionale. L’autunno è una stagione fondamentale, il rischio di arrivare all’esercizio provvisorio è fondato e l’Italia non se lo può permettere, soprattutto in questa delicatissima fase internazionale. Dunque niente elezioni anticipate? Nuovo governo con i partners rimasti (è pensabile che Di Maio rafforzi la sua pattuglia parlamentare, l’incognita potrebbe essere Salvini) ? Per il momento siamo tutti sospesi. E preoccupati. Dobbiamo questa terrribile incertezza ad un soggetto politico che prometteva di cambiare il mondo. Di aprire con un apriscatole il palazzo del potere romano. Rischiano di riuscirci. Ma a che prezzo per tutti?