PALERMO – La tensione dentro Forza Italia in Sicilia sale rapidamente e investe direttamente il futuro politico di Renato Schifani. Nelle ultime ore ci sarebbe stato un colloquio telefonico ad alta tensione tra il segretario nazionale di Forza Italia Antonio Tajani e il presidente della Regione siciliana. Il contenuto della telefonata non è stato reso pubblico, ma al centro dello scontro ci sarebbe soprattutto il futuro del governo regionale e, sullo sfondo, la candidatura di Schifani per un secondo mandato alle elezioni del 2027.
La legislatura siciliana terminerà naturalmente nel novembre del prossimo anno. Fino a pochi giorni fa il governatore considerava il bis una prospettiva sostanzialmente naturale, ma le ultime vicende interne al partito hanno aperto uno scenario decisamente più incerto.
Ad accendere lo scontro è stato il commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo, che durante una riunione a porte chiuse con i segretari provinciali del partito ha chiesto un cambio di passo.
«La credibilità della politica si difende con il coraggio di cambiare», è stato uno dei passaggi del suo intervento.
Minardo ha ribadito la tradizionale impostazione garantista del partito sulle inchieste giudiziarie, precisando però che la politica «non può far finta di nulla». Da qui la richiesta di un «atto di responsabilità politica», accompagnato da «un cambiamento netto e una proposta politica completamente nuova».
Secondo quanto riportato da la Repubblica, Minardo ha spiegato che la richiesta di cambiamento non sarebbe una sua iniziativa personale, ma il risultato di mesi di confronto all’interno di Forza Italia: dai militanti ai consiglieri comunali, dai sindaci ai deputati regionali e nazionali.
Ha inoltre sottolineato che il giudizio positivo su quanto fatto dal governo Schifani non esclude la necessità di una discontinuità politica, soprattutto dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto figure vicine all’amministrazione regionale.
La replica del governatore ha aperto ulteriormente la crisi.
«Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve», ha dichiarato Schifani nella serata del 6 ottobre.
Una frase che pesa perché soltanto ventiquattr’ore prima il presidente aveva smentito le indiscrezioni su possibili dimissioni.
ANSA descrive ora uno scenario «pieno di incognite»: Schifani non ha specificato se la sua riflessione riguardi la permanenza nel partito, il rapporto con la maggioranza, la composizione del governo regionale o la futura candidatura.
Al momento, quindi, non risultano dimissioni formalizzate né decisioni ufficiali sulla ricandidatura del governatore.
Dietro lo scontro immediato si intravede però una questione politica più ampia: chi guiderà il centrodestra siciliano alle prossime Regionali.
Secondo le indiscrezioni raccolte dall’ANSA, Schifani continuerebbe a considerare naturale la propria ricandidatura, mentre a Roma sarebbero aumentate le perplessità sulla possibilità di confermarlo per un secondo mandato.
È un punto sul quale occorre distinguere i fatti dalle ricostruzioni: Forza Italia non ha annunciato ufficialmente di voler negare a Schifani la candidatura nel 2027 e Tajani non ha espresso pubblicamente una posizione definitiva.
Le parole di Minardo hanno però modificato gli equilibri, perché il commissario regionale è stato nominato alla guida del partito siciliano proprio dalla direzione nazionale e la sua richiesta di «nuovi protagonisti» viene inevitabilmente letta anche alla luce della futura scelta del candidato alla presidenza.
La frattura esplode dopo una nuova inchiesta giudiziaria che interessa l’area istituzionale siciliana.
La Procura di Palermo ha chiesto una misura cautelare nei confronti di Gaetano Armao, avvocato, già vicepresidente della Regione ed ex presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali.
I magistrati ipotizzano il reato di corruzione. Armao e gli altri coinvolti sono naturalmente da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
La richiesta di arresto non è una decisione già eseguita: sulla misura dovrà pronunciarsi il giudice dopo gli interrogatori preventivi previsti dalla nuova disciplina.
Armao ha respinto le contestazioni, affermando di poter dimostrare l’infondatezza delle accuse. Dopo avere appreso dell’indagine ha comunque lasciato immediatamente l’incarico di consigliere giuridico di Schifani.
Fino allo scorso agosto aveva inoltre guidato la Commissione tecnica specialistica regionale che si occupa delle autorizzazioni ambientali, compresi i procedimenti relativi agli impianti eolici e fotovoltaici.
L’indagine coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia coinvolge complessivamente nove persone e riguarda ipotesi di corruzione legate proprio all’attività della Commissione tecnica specialistica.
Secondo la ricostruzione dell’accusa riportata dall’ANSA, alcuni passaggi di denaro sarebbero stati documentati dagli investigatori attraverso intercettazioni e immagini. In particolare, gli inquirenti ipotizzano che l’avvocato Pierluigi Matta abbia svolto un ruolo di collegamento tra Armao e alcuni imprenditori.
Sono accuse che dovranno essere sottoposte al vaglio del giudice e che gli indagati potranno contestare negli interrogatori e nelle successive fasi del procedimento.
Proprio l’apertura di questo nuovo fronte giudiziario ha spinto Minardo a sollevare apertamente una questione politica, pur ribadendo di non voler entrare nel merito delle responsabilità penali.
La crisi siciliana arriva inoltre in un momento politicamente sensibile per Forza Italia a livello nazionale.
Tajani sta cercando di rafforzare il profilo del partito come principale riferimento dell’area moderata ed europeista del centrodestra. Soltanto pochi giorni fa aveva rivendicato per Forza Italia il ruolo di «centro» della coalizione, aprendo agli elettori riformisti e moderati provenienti da altri schieramenti.
Una crisi interna nella regione guidata da uno degli esponenti di maggiore peso del partito rischia quindi di avere conseguenze che vanno ben oltre Palermo.
Schifani, già presidente del Senato e figura storica di Forza Italia, governa la Sicilia dal 2022. Un eventuale stop alla sua ricandidatura aprirebbe inevitabilmente la ricerca di un nuovo candidato all’interno del centrodestra e un confronto con Fratelli d’Italia, Lega e le altre componenti della coalizione.
Per ora, tuttavia, nessuna decisione ufficiale è stata presa.
Le prossime comunicazioni annunciate dal presidente della Regione diventano quindi il passaggio decisivo.
Schifani potrebbe limitarsi a un chiarimento politico con il proprio partito, rilanciare l’azione del governo regionale oppure assumere iniziative più drastiche. Le indiscrezioni circolate nelle ultime ore hanno evocato persino l’ipotesi delle dimissioni, ma il governatore le aveva inizialmente smentite e al momento non esiste alcun atto formale in questo senso.
Ciò che appare ormai evidente è invece la frattura politica aperta all’interno di Forza Italia siciliana.
La richiesta di «cambiamento» lanciata da Minardo, la dura reazione del governatore e la telefonata tesa con Tajani trasformano una discussione nata dopo l’ennesima vicenda giudiziaria in una partita che riguarda direttamente la leadership del partito nell’Isola e la corsa alla presidenza della Regione nel 2027.
La domanda, a questo punto, non riguarda più soltanto come Forza Italia intenda reagire alle inchieste che hanno coinvolto esponenti e strutture vicine alla Regione, ma se Renato Schifani resterà l’uomo scelto dal centrodestra per tentare il bis a Palazzo d’Orléans.
