Nuova decisione dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio, guidato da Lorenzo Fontana. Dopo il ricalcolo contributivo introdotto nel 2018 da Roberto Fico, arriva lo stop alla rivalutazione automatica legata all’inflazione. I Cinque Stelle chiedono agli ex deputati di rinunciare anche agli arretrati.
ROMA – Nuovo intervento sui vitalizi degli ex parlamentari alla Camera dei deputati. L’Ufficio di presidenza di Montecitorio, presieduto da Lorenzo Fontana, ha deciso di eliminare l’adeguamento Istat dei trattamenti, introducendo un’ulteriore misura destinata a contenere la spesa per gli assegni riconosciuti agli ex componenti dell’assemblea.
La decisione, assunta giovedì 8 ottobre, è stata annunciata dal Movimento 5 Stelle, che rivendica il provvedimento come un nuovo risultato della propria iniziativa contro quelli che considera privilegi della politica.
Lo stop alla rivalutazione si inserisce nel percorso avviato nel 2018, quando, durante la presidenza di Roberto Fico, la Camera approvò una delibera per il ricalcolo dei vitalizi secondo criteri contributivi.
La novità riguarda il meccanismo di adeguamento dei vitalizi all’andamento dell’inflazione, calcolato sulla base degli indici Istat.
La rivalutazione consente normalmente di aggiornare nel tempo l’importo di determinati trattamenti economici, con l’obiettivo di compensare, almeno parzialmente, la perdita di potere d’acquisto provocata dall’aumento dei prezzi.
Con la decisione annunciata a Montecitorio, questo automatismo viene eliminato per i vitalizi interessati dal provvedimento.
L’intervento non equivale quindi alla cancellazione degli assegni già riconosciuti agli ex parlamentari, ma riguarda la possibilità che il loro importo aumenti automaticamente in relazione all’inflazione.
Secondo il Movimento 5 Stelle, la misura consentirà di ottenere ulteriori economie per il bilancio della Camera. Al momento, tuttavia, non è stata resa pubblica una quantificazione dettagliata dei risparmi attesi, né sono stati verificati tutti gli aspetti applicativi della nuova disciplina.
La decisione dell’8 ottobre rappresenta un ulteriore capitolo di una vicenda iniziata diversi anni fa.
Nel 2018, durante la presidenza di Roberto Fico, l’Ufficio di presidenza della Camera intervenne sul sistema dei vitalizi degli ex deputati, introducendo il ricalcolo degli assegni secondo il metodo contributivo.
L’obiettivo era avvicinare il trattamento degli ex parlamentari ai criteri utilizzati per determinare le pensioni sulla base dei contributi versati, superando il precedente sistema di calcolo.
Il provvedimento generò un lungo contenzioso, con numerosi ricorsi presentati dagli ex parlamentari interessati dalla riduzione degli importi.
Il percorso giudiziario ha avuto sviluppi differenti nei due rami del Parlamento. Secondo quanto ricordato dal Movimento 5 Stelle, al Senato alcune decisioni hanno modificato gli effetti dei precedenti tagli, mentre alla Camera il partito ha continuato a sostenere il mantenimento della riforma.
La questione dei vitalizi è così rimasta al centro di un confronto che coinvolge aspetti economici, giuridici e istituzionali, anche in relazione alle competenze degli organi interni delle Camere.
Uno degli aspetti più controversi riguarda proprio le conseguenze dei procedimenti giudiziari avviati contro le precedenti delibere.
Il Movimento 5 Stelle ha spiegato che l’eliminazione dell’adeguamento Istat non era stata possibile in precedenza, durante la fase di maggiore crescita dell’inflazione, perché la questione era ancora sottoposta all’esame degli organi di giurisdizione interna della Camera.
Nel periodo interessato dal contenzioso, secondo quanto riferito dai Cinque Stelle, l’amministrazione di Montecitorio ha dovuto riconoscere alcuni arretrati agli aventi diritto.
Si tratta di somme che il Movimento considera ingiustificate sul piano politico, pur riconoscendo che il loro pagamento è derivato dall’applicazione delle disposizioni e delle decisioni allora vigenti.
Il tema rimane particolarmente delicato perché riguarda trattamenti economici già maturati e la loro eventuale rideterminazione, con la necessità di contemperare le scelte degli organi parlamentari con le garanzie previste dall’ordinamento.
Accanto alla soddisfazione per la decisione assunta dall’Ufficio di presidenza, il Movimento 5 Stelle ha rivolto un appello agli ex parlamentari.
La richiesta è di rinunciare volontariamente alle somme aggiuntive riconosciute a titolo di rivalutazione, comprese quelle già corrisposte durante il periodo in cui l’adeguamento è rimasto applicabile.
I Cinque Stelle richiamano la propria esperienza politica, ricordando la scelta dei parlamentari del movimento di rinunciare, secondo le regole interne del partito, a una parte delle indennità percepite durante il mandato.
Il gruppo parlamentare sostiene che tale comportamento rappresenti un esempio di riduzione volontaria dei costi della politica e auspica che un’iniziativa analoga venga adottata anche dai beneficiari dei vitalizi.
La rinuncia agli arretrati, tuttavia, resta una richiesta politica: non risulta introdotto con la nuova decisione un obbligo generalizzato di restituzione delle somme legittimamente percepite.
L’effetto economico del provvedimento dipenderà da diversi fattori, tra cui il numero dei trattamenti interessati, gli importi degli assegni e l’andamento futuro dell’inflazione.
In termini generali, l’eliminazione di un meccanismo di rivalutazione automatica può consentire all’amministrazione che eroga i trattamenti di limitare la crescita della spesa negli anni successivi.
L’entità effettiva del risparmio richiederà però una valutazione basata sui dati ufficiali della Camera.
È importante inoltre distinguere tra il bilancio interno di Montecitorio e quello generale dello Stato: una riduzione delle spese per i vitalizi produce direttamente un’economia nel bilancio della Camera, ma non comporta automaticamente l’assegnazione delle stesse somme a specifici interventi per famiglie, imprese o servizi pubblici.
Per stabilire l’impatto complessivo del provvedimento sarà quindi necessario conoscere il contenuto integrale della delibera e le successive valutazioni finanziarie.
Il nuovo intervento riguarda uno specifico trattamento economico riconosciuto agli ex parlamentari e non modifica il meccanismo generale di rivalutazione delle pensioni erogate dall’Inps.
La distinzione è importante perché i trattamenti previdenziali parlamentari sono regolati da disposizioni proprie delle Camere, mentre la maggior parte delle pensioni dei lavoratori dipendenti e autonomi segue la normativa previdenziale nazionale.
Anche le modalità di calcolo degli assegni parlamentari sono cambiate nel tempo, con il passaggio al sistema contributivo a partire dal 2012 e con i successivi interventi di rideterminazione dei trattamenti maturati in precedenza.
L’abolizione dell’adeguamento Istat dei vitalizi si colloca dunque all’interno di una disciplina specifica e non costituisce una modifica delle regole pensionistiche applicabili alla generalità dei cittadini.
La decisione assunta a Montecitorio riporta l’attenzione sul tema dei costi delle istituzioni e delle misure adottate per contenerli.
Per il Movimento 5 Stelle, il provvedimento rappresenta la prosecuzione di una battaglia politica che ha caratterizzato il partito fin dalla sua nascita. La riduzione dei vitalizi e l’eliminazione della loro rivalutazione automatica vengono presentate come interventi diretti a limitare trattamenti considerati eccessivamente favorevoli.
La questione presenta però anche un profilo giuridico, legato alla tutela dei diritti maturati, alla proporzionalità degli interventi e alla possibilità di modificare nel tempo le condizioni economiche dei trattamenti già riconosciuti.
Il confronto potrebbe quindi proseguire sia sul piano politico sia su quello dell’interpretazione delle norme.
Con la decisione dell’8 ottobre, la Camera compie un nuovo intervento sulla disciplina dei vitalizi. Resterà ora da verificare l’applicazione concreta della misura e l’entità delle risorse che potranno essere risparmiate negli anni successivi.
