Accordo importante con l’Algeria, nel 2023 si arriverà alla fornitura di 9 miliardi di metri cubi in più che consentiranno di sostituire un terzo delle importazioni da Mosca. Poi toccherà a Congo, Angola e Mozambico. E la “cooperazione energetica” si allargherà ad altri settori

 

 

Di Francesco Vitale

Meno male che c’è l’Algeria, e che ha in pancia considerevoli riserve di gas. E può darcene abbastanza per sopperire ad una parte del “buco” energetico causato dalla crisi ucraina. L’Italia  ha urgenza di sganciarsi prima possibile dalla dipendenza energica di Mosca, non si butta via niente. E Algeri è il partner giusto, perché non averci pensato prima? Con questo obiettivo Mario Draghi si è presentato nei giorni scorsi presentato al palazzo presidenziale algerino e ha siglato con il presidente Tebboune un accordo da 9 miliardi di metri cubi di forniture aggiuntive, che consentiranno di fare un balzo in avanti, in tempi rapidi, nel percorso verso l’indipendenza dalle forniture di Mosca. E di «proteggere», va ripetendo in ogni occasione il premier, cittadini e imprese dalle conseguenze del conflitto in Ucraina. Non  basta, ma è abbastanza per tirare il fiato. Draghi l’africano  andrà oltre, in programma a brevissimo ci sono missioni in Congo e Angola e poi in Mozambico per portare a casa «altre» intese – da aggiungere a quella già siglata con l’Azerbaijan – per sostituire gli approvvigionamenti russi. E’ un ritorno alla politica che la Farnesina produceva con successo nel secolo scorso Negli anni ’70, la cooperazione italiana allo sviluppo lavorava alacremente sui paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo, Tunisia, Algeria, l’area del Sahel. . In alcuni casi con grande profitto (e affari), in altri con mediocri risultati in termini di ritorno politico. Parliamo di interventi i in settori che vanno dalla costruzione di opere pubbliche, al sostegno all’industria e all’agricoltura, al restauro e la tutela del patrimonio culturale Lo slogan era quello del non dare aiuti fini a se stessi, ma “insegnare loro  a pescare”, mettendoli cioè in condizioni di arrangiarsi da soli. Ora a parti rovesciate l’Italia cerca di riscuotere gli investimenti fatti. A quanto pare funziona. Non per niente l’Algeria è il primo partner italiano in Africa.
Si parte da 3 miliardi di metri cubi di metano in più, subito, ma il flusso di gas che dal deserto algerino arriverà a Mazara del Vallo attraverso il gasdotto Transmed sarà «costante e andrà a crescere». Nel 2023 si arriverà ai pattuiti 9 miliardi di metri cubi in più che consentiranno di sostituire un terzo delle importazioni da Mosca. Ad aumentare le forniture ci penseranno Eni e Sonatrach che hanno pattuito un accordo operativo – su quantità e prezzi – della produzione aggiuntiva che potrà sfruttare anche il nuovo giacimento appena scoperto nell’area di Berkine Sud.
Ma la «cooperazione» energetica, nel solco della tradizione di cooperazione, andrà oltre il gas e guarderà anche all’idrogeno verde e alle rinnovabili, volano per «sviluppo e occupazione». Draghi ha approfittato dell’occasione per mettere sul tavolo la sua mercanzia ( nel paese africano ci sono circa 200  realtà industriali italiane stabili), i suoi progetti di investimento. E parliamo di agroalimentare, elicotteri, «dell’idrico nel deserto, di aumentare la produzione di grano, di costruzioni di navi da pesca d’altura».  Niente male, si può fare di più e meglio.

 

 

Fogliettone

SCHEDA/ Gas, così l’Italia prova a sganciarsi dalla Russia

Obiettivo, fare il pieno entro l’inverno

L’Italia deve fare in fretta, diversificare le fonti di fornitura del gas diventa obiettivo prioritario, in una manciata di mesi serve fare il pieno per fronteggiare una situazione che si fa sempre più complicata. L’obiettivo è quello di riempire, entro l’inverno, riempire gli stoccaggi di 12 miliardi di metri cubi (più 4 di emergenza) per far fronte ai mesi freddi e il prima possibile, nell’arco di due-tre anni, liberarsi della dipendenza dalla Russia. Da Mosca lo scorso anno abbiamo importato 29 miliardi di metri cubi di gas (il 38% dei nostri consumi). E adesso  che si fa? Le nostre risorse sono risibili rispetto al fabbisogno, abbiamo sempre sbandierato la necessità di porre rimedio ma di fatto non si è combinato nulla. E questo è il quadro della situazione.
GASDOTTI. Il punto di partenza sono i cinque gasdotti che raggiungono l’Italia a Mazara del Vallo, in Sicilia (Transmed), a Melendugno, in Puglia (Tap), a Gela, in Sicilia (Greenstream), a Passo Greis, in Piemonte (Transitgas) e a Tarvisio, in Friuli (il Tag, da cui arriva il gas russo attraverso l’Ucraina). –
ALGERIA. L’accordo con l’Algeria, che è il secondo fornitore italiano dopo la Russia, porta forniture in crescita graduale attraverso il gasdotto Transmed fino ad altri 9 miliardi di metri cubi nel 2023-2024.
AZERBAIGIAN. Altri flussi aggiuntivi sono attesi dall’Azerbaigian, meta della precedente missione diplomatica, attraverso il Tap. Baku si sarebbe impegnato a fornire altri 2,5 miliardi di metri cubi di gas naturale fino a 9,5 miliardi. È inoltre in corso un’analisi di mercato per il raddoppio del gas trasportato fino a 20 miliardi di metri cubi che, in caso di esito positivo, richiederebbe circa 4 anni per la realizzazione, senza bisogno di nuove infrastrutture.
 LIBIA. Forniture ulteriori di minore dimensione potrebbero arrivare anche dalla Libia, che attraverso Greenstream importa 3,2 miliardi di metri cubi, ma ha, secondo il governo, una capacità attualmente massimizzata. Dal Nord Europa, invece, non è previsto un aumento dell’import.
GLI ALTRI PAESI. Complessivamente sono sette i paesi con cui l’Italia sarebbe in trattativa per nuove forniture. Le missioni diplomatiche del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, hanno raggiunto nelle ultime settimane, oltre ad Algeria e Azerbaigian, Qatar, Congo, Angola e Mozambico per rafforzare la cooperazione energetica. A a breve il presidente del Consiglio, Mario Draghi, dovrebbe visitare le ultime tre per la chiusura degli accordi.
IL GNL. In particolare da Qatar, che è il primo fornitore in Italia di gas naturale liquefatto (gnl), ed Egitto si prevede possano arrivare con Eni 3 miliardi di metri cubi aggiuntivi nel 2022 e 5 miliardi nel 2023, altri 5 miliardi giungerebbero dal Congo nel 2023-2024. Nuovi flussi aggiuntivi sarebbero dagli Stati Uniti, come ha promesso il presidente Joe Biden all’Unione europea. –
I NUOVI RIGASSIFICATORI. Il gnl per essere immesso nella rete deve essere trattato nei rigassificatori. Per far fronte alla crisi saranno aumentate di 6 miliardi di metri cubi le quantità trattate nei tre impianti esistenti a Panigaglia, al largo di Rovigo e Livorno. Snam sta trattando per altre due strutture galleggianti «Il primo semestre del 2023 la prima nave sarà operativa», ha annunciato il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, sabato indicando una capacità di 5 miliardi di metri cubi l’anno e, come possibili destinazioni, Piombino, Taranto, Brindisi o l’alto Adriatico