Un nuovo attacco dell’esercito israeliano (IDF) ha colpito l’ex scuola Fahmi Aljarjaoui a Gaza City, trasformata in rifugio per sfollati, causando almeno 36 morti secondo Hamas, 31 secondo i testimoni. Le immagini e i video diffusi sui social mostrano corpi carbonizzati, fiamme, urla e soccorritori nel caos. Le cause esatte non sono ancora chiare: alcuni parlano di un’esplosione seguita da un incendio che si è propagato anche alle tende all’esterno dell’edificio.

L’attacco è arrivato poche ore prima di una nuova offensiva israeliana su Khan Younis, mentre la popolazione civile, stremata da mesi di bombardamenti, attendeva notizie di una possibile tregua.
Lunedì mattina si è diffusa la notizia che Hamas avrebbe accettato un piano di cessate il fuoco proposto dall’inviato USA Steve Witkoff. Ma l’illusione è durata poco: lo stesso Witkoff ha smentito, dichiarando che la proposta americana è stata accettata da Israele, ma non da Hamas, che continua a presentare condizioni inaccettabili, cercando – secondo i diplomatici – di attribuire a Israele il rifiuto dell’accordo.

L’organizzazione palestinese avrebbe presentato una proposta alternativa: rilascio graduale di ostaggi in cambio di 70 giorni di tregua, ma questo non corrisponde al piano USA accettato da Israele. Un altro tentativo è stato segnalato attraverso un documento presentato dal mediatore palestinese-americano Bishara Bahabah, lo stesso che aveva negoziato il rilascio dell’americano Idan Alexander, ma non sono arrivate conferme ufficiali.

Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha alimentato le speranze con un video in cui affermava che “potrebbe esserci un annuncio sugli ostaggi oggi o domani”, salvo poi far sapere che si trattava di un modo di dire e non di una data precisa.

Anche gli inviati statunitensi Witkoff e Adam Buehler, in contatto con le famiglie degli ostaggi, hanno dichiarato di “sperare in sviluppi nei prossimi due giorni”, lasciando però spazio all’incertezza.
In Israele, la giornata che doveva celebrare la “riunificazione” di Gerusalemme si è trasformata in una scena di violenza. Giovani estremisti di destra, sostenitori del ministro Itamar Ben Gvir, hanno aggredito commercianti e residenti musulmani nella Città Vecchia con insulti, sputi e cori razzisti. Le opposizioni hanno denunciato un “giorno del razzismo e dell’odio”.

Nel frattempo, cresce anche la tensione diplomatica. Il ministro israeliano Ron Dermer ha avvertito Francia e Regno Unito: se riconosceranno unilateralmente lo Stato di Palestina, Israele risponderà con l’annessione dell’Area C della Cisgiordania, una zona strategica e contesa.
Gaza piange nuove vittime, Israele vive l’ennesima giornata di incertezza e scontro interno, mentre le speranze di tregua restano sospese in un fragile equilibrio diplomatico. L’umanità del conflitto si perde tra le macerie e le dichiarazioni contrastanti, con civili e ostaggi ancora prigionieri di una guerra che non sembra trovare fine.