La lunga corsa verso il Colle è partita, le grandi manovre partono da lontano, i partiti e le alleanze si stanno riassestando e riposizionando dopo il voto delle amministrative. E’ ovviamente troppo presto per azzardare liste e pronostici, ma è ovvio che gli aspiranti  “titolati” al Quirinale stanno  tessendo le loro tele per verificare la credibilità ed il sostegno ad una candidatura. Lasciando da parte l’ipotesi suggestiva di un Mattarella bis o di un disimpegno anticipato di Mario Draghi da Palazzo Chigi (in fondo il meglio di sé lo sta dando in questi mesi ) i media giocano di fioretto o di mannaia con il nome di Silvo Berlusconi, illudendo l’opinione pubblica che sia una ipotesi praticabile ma scaricando anche secchi di acqua gelata a giorni alterni. L’Italia può permettersi di avere il Cavaliere al Colle? Probabilmente no, meglio figure autorevoli ma meno brillanti. Quando è stato bocciato (dai suoi) Romano Prodi ed è stata spianata la strada a Mattarella che cosa hanno pensato gli italiani? Il nome rimbalzava nella memoria di molti, certo, ma quanto ad inquadrarne personaggio, personalità, aspetto fisico…
Ora i grandi registi della politica stanno lanciando sul palcoscenico dei nomi noti e meno noti. Non possono essere definiti candidati di punta, ma le loro facce si vedono da sempre in televisione. Potrebbe essere necessario puntare su di loro, se non si troverà un accordo migliore. Dario Franceschini, ad  esempio, eterno giovane della politica, oggi eminenza grigia del Pd, un tempo tra gli allievi dello storico segretario Dc  Benigno Zaccagnini. Governa un ministero pesante e complesso, quello dei Beni Culturali, inamovibile, ma la sua rete di rapporti spazia ovunque, e prepara da tempo la sua marcia di avvicinamento al Quirinale. La sua barba sale e pepe è garanzia di maturità? Ma allora perché non pensare a Pierferdinando Casini, un sempre verde della politica italiana? Ha 66 anni, ne ha passati 38 tra Camera e Senato, oggi dagli scranni di Palazzo Madama gioca a fare il padre nobile e tutto sommato ha anche i titoli per farlo: la prima volta che fece ingresso a Montecitorio, nel lontano 1983, si ritrovò come compagni di banco Arnaldo Forlani e Flaminio Piccoli. Geloso custode dello scudocrociato, dopo varie sbandate a destra, nel 2018 ha percorso l’intero arco costituzionale, venendo eletto al Senato con la coalizione di centrosinistra nella rossa Bologna. Ma Matteo Renzi e Matteo Salvini potrebbero avere interesse a tirargli la volata. Di altre autocandidature per ora non se ne vedono, quella di trovare un candidato donna (Cartabia?)  sembra più che altro un diversivo di maniera. Di personaggi alto profilo c’è penuria, quelli buoni per soluzioni dell’ultima ora, di cui per prudenza nessuno fa i nomi, stanno al loro posto, ben mimetizzati.