Abbiamo la sanità migliore del mondo, i medici e i ricercatori più bravi e capaci, il modello Lazio è vincente. Non dobbiamo più preoccuparci di niente. Adesso lo Spallanzani farà in tempi rapidissimi dei nuovi passi avanti e ci metterà tutti tranquilli. Archivieremo il Covid-19, ne abbiamo passate tante, passerà anche questa e faremo tesoro degli errori fatti e capitalizzeremo le cose buone che ci siamo inventati per sopravvivere. A questo servono le grandi crisi

. Nel Lazio in fin dei conti non è successo nulla di irreparabile, in questi mesi di crisi qualcuno non ha perduto la testa e un po’ alla volta ha rimediato ad una serie di svarioni che potevano essere evitati. A bocce ferme si faranno i conti, si farà una disamina delle criticità affrontate e superare e si programmerà il futuro. Inutile elencare quello che è andato storto, quello che non si è capito per tempo. Qualcuno pagherà, questo è sicuro. Ma più avanti, quando si saranno spenti i riflettori.  Perché un’altra verità, sotto sotto, c’è. Senza polemiche dietrologie, complottismi

. Ancora nei giorni scorsi è scattato l’ennesimo allarme, questa volta per una clinica privata al centro di un popoloso quartiere (così dicono i giornali) della capitale. Una carrettata di positivi, sufficiente a inquinare uno score complessivo di un bollettino tutto positivo che rasserenava in vista della FASE 2. Senza questi incidenti, senza le Rsa e le case di riposo, senza tutti questi luoghi di coabitazione forzata di soggetti fragili per Roma e Lazio il covid-19 sarebbe stato poco più di una passeggiata. Ma perché nessuno ha pensato a questa eventualità per tempo? Perché queste realtà non sono mai stare monitorate abbastanza? Perché non ci sono stati presidi di protezione personale sufficienti? Perché non si sono tutelati a sufficienza gli operatori? Perché la medicina territoriale è stata considerata un vuoto a perdere? Perché i privati non sono stati coinvolti nel bene e nel male nel sistema? Tante domande alle quali difficilmente qualcuno risponderà.

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