La Commissione europea approfondirà le richieste avanzate da Roma e Atene per affrontare le conseguenze dell’inflazione, ma richiama gli Stati al rispetto degli impegni di bilancio. Valutazione positiva sulla clausola di salvaguardia nazionale: sul tavolo circa 35 miliardi di euro tra il 2027 e il 2028.
LUSSEMBURGO – Si apre una nuova fase del confronto tra Italia e Unione europea sui margini di manovra dei conti pubblici. La Commissione europea si è dichiarata disponibile ad approfondire le richieste di maggiore flessibilità presentate da Roma e Atene per fronteggiare le conseguenze dell’inflazione, ribadendo però la necessità di preservare la sostenibilità dei bilanci nazionali e di rispettare gli impegni previsti dal Patto di stabilità.
Dal vertice dell’Eurogruppo dell’8 ottobre emergono due segnali distinti: da una parte la cautela di Bruxelles rispetto all’introduzione di ulteriori deroghe alle regole fiscali, dall’altra il primo giudizio favorevole alla richiesta italiana di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese legate alla sicurezza energetica e alla difesa.
Un risultato accolto positivamente dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, convinto che le esigenze italiane possano trovare riconoscimento attraverso un’interpretazione delle disposizioni europee che tenga conto dell’attuale situazione economica.
Al centro della discussione c’è l’impatto del caro-energia sull’economia e sulle finanze degli Stati membri. L’aumento dei prezzi, alimentato anche dalle tensioni internazionali e dalle conseguenze del conflitto in Medio Oriente, sta creando nuove difficoltà nella programmazione delle politiche di bilancio.
L’Italia chiede che gli effetti dell’inflazione siano valutati con maggiore attenzione nel verificare il rispetto dei percorsi di spesa concordati con Bruxelles.
Tra le ipotesi sostenute dal governo figura anche la possibilità di utilizzare le maggiori entrate tributarie generate dall’inflazione per finanziare interventi di sostegno alle famiglie e alle imprese, anziché destinarle esclusivamente al miglioramento dei saldi di finanza pubblica.
Una posizione condivisa, nelle sue finalità generali, dalla Grecia, che punta a ottenere margini aggiuntivi per contrastare le ripercussioni economiche dell’aumento dei costi energetici.
Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha confermato che le richieste dei due Paesi saranno approfondite, facendo riferimento ai colloqui avuti con Giorgetti e con il ministro greco Kyriakos Pierrakakis.
La disponibilità al confronto non equivale, tuttavia, all’accoglimento delle proposte. Bruxelles ritiene che l’attuale quadro normativo contenga già strumenti capaci di considerare gli effetti dell’inflazione sulla crescita della spesa pubblica.
La posizione della Commissione resta improntata alla cautela. Dombrovskis ha richiamato l’attenzione sull’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e sull’allargamento degli spread nell’Eurozona, fattori che rendono particolarmente delicata la gestione delle finanze pubbliche.
Secondo il commissario, introdurre continuamente nuove eccezioni rischierebbe di indebolire la credibilità delle regole fiscali europee proprio in una fase caratterizzata da incertezza sui mercati finanziari.
Per questo Bruxelles invita i governi a rispettare gli obiettivi dei piani strutturali di bilancio a medio termine, utilizzando con attenzione le possibilità di flessibilità già previste.
La Commissione sottolinea inoltre che il Patto di stabilità riformato contiene meccanismi in grado di adattarsi all’andamento dell’economia, senza richiedere necessariamente nuove deroghe.
Il messaggio rivolto agli Stati membri è dunque quello di conciliare gli interventi necessari per sostenere la crescita e contrastare gli effetti dell’inflazione con l’esigenza di mantenere sotto controllo deficit e debito pubblico.
Di fronte alle riserve europee, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mantiene una posizione fiduciosa.
Al termine dell’Eurogruppo, il titolare del Tesoro ha riferito di un confronto approfondito sulle conseguenze dell’inflazione per i bilanci pubblici, sottolineando come la posizione italiana abbia raccolto consensi, pur incontrando le tradizionali resistenze dei Paesi maggiormente orientati al rigore fiscale.
Roma non punta necessariamente a riscrivere il Patto di stabilità, ma chiede che le norme in vigore siano interpretate tenendo conto delle circostanze economiche eccezionali e degli effetti che l’aumento dei prezzi produce sulla capacità di spesa degli Stati.
Giorgetti ha evidenziato la volontà di continuare il dialogo tecnico con la Commissione, individuando soluzioni compatibili con la sostenibilità della finanza pubblica e con le disposizioni della clausola relativa alla sicurezza energetica.
La questione assume un peso particolare in vista della prossima legge di bilancio, quando il governo dovrà contemperare gli interventi contro il caro-vita con gli obiettivi di riduzione del deficit.
Sul fronte della flessibilità già prevista dalle regole europee arriva intanto un passaggio favorevole per l’Italia.
La Commissione ha concluso positivamente la valutazione della richiesta presentata dal governo l’11 settembre per attivare la clausola di salvaguardia nazionale, conosciuta come National Escape Clause.
Secondo Bruxelles, l’applicazione dello strumento non comprometterebbe la sostenibilità dei conti pubblici italiani nel medio periodo.
Il procedimento non è però ancora concluso. Il fascicolo passerà al Consiglio dell’Unione europea, che avrà un mese di tempo per pronunciarsi sull’attivazione definitiva.
La clausola permette agli Stati, in presenza di determinate circostanze eccezionali, di discostarsi temporaneamente dal percorso di spesa stabilito, nel rispetto di precise condizioni.
Il governo italiano intende utilizzare complessivamente margini equivalenti all’1,5% del Pil entro il 2028, per un valore indicativo di 35-36 miliardi di euro.
La ripartizione delineata dall’esecutivo prevede circa 14 miliardi per la sicurezza energetica e 21-22 miliardi per la difesa.
Si tratta di margini di bilancio e non di finanziamenti trasferiti direttamente dall’Unione europea. La loro utilizzazione dovrà inoltre rispettare i criteri di ammissibilità stabiliti dalle istituzioni comunitarie.
L’ampliamento della clausola di salvaguardia alla sicurezza energetica è stato delineato dalla Commissione europea nell’agosto 2026, in risposta alle nuove difficoltà determinate dalle tensioni internazionali.
Gli orientamenti comunitari prevedono che la flessibilità possa essere applicata a interventi finalizzati a rafforzare la resilienza del sistema energetico europeo e a ridurre strutturalmente la dipendenza dai combustibili fossili importati.
Tra le misure potenzialmente ammissibili figurano investimenti nelle reti elettriche, nei sistemi di accumulo, nelle fonti energetiche pulite e nell’efficienza energetica.
La Commissione precisa che gli interventi devono contribuire concretamente alla sicurezza energetica e al processo di transizione, evitando che lo strumento si trasformi in una deroga generalizzata alle regole sulla spesa pubblica.
Il limite complessivo dell’1,5% del Pil rimane condiviso tra difesa ed energia, mentre per le sole misure energetiche è previsto un tetto cumulativo dello 0,6% del Pil entro il 2028.
Il confronto europeo evidenzia ancora una volta le differenti sensibilità dei governi sulla gestione delle finanze pubbliche.
Tra i Paesi più critici nei confronti di nuove concessioni figurano Olanda e Belgio, preoccupati che l’ampliamento delle deroghe possa alimentare ulteriormente l’indebitamento nazionale.
Particolarmente netto l’intervento del ministro delle Finanze olandese Eelco Heinen, che ha espresso insofferenza verso le ripetute richieste di modificare le regole fiscali ogni volta che l’economia europea affronta una nuova emergenza.
Per il rappresentante dei Paesi Bassi, la risposta alle difficoltà economiche dovrebbe concentrarsi maggiormente sul contenimento della spesa e sulla realizzazione di riforme strutturali.
Heinen ha inoltre ribadito che le possibilità di flessibilità già esistenti devono mantenere un carattere temporaneo, senza diventare strumenti permanenti di finanziamento della spesa pubblica.
La discussione assume particolare importanza alla luce delle più recenti previsioni economiche del governo italiano.
Secondo il quadro programmatico illustrato all’inizio di ottobre, la crescita del Pil è stimata all’1% nel 2026 e allo 0,8% nel 2027.
Sul fronte dei conti pubblici, il deficit è previsto al 2,9% del Pil nel 2026, prima di risalire al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, anche in relazione all’utilizzo dei margini di spesa per energia e difesa.
Il debito pubblico, sempre secondo le stime governative, potrebbe raggiungere il 138,5% del Pil nel 2027.
Numeri che rendono particolarmente rilevante il dialogo con Bruxelles: l’Italia deve affrontare contemporaneamente la necessità di sostenere l’economia, contenere gli effetti dell’inflazione e mantenere credibile il percorso di riequilibrio dei conti pubblici.
Il vertice dell’Eurogruppo lascia dunque aperte due questioni distinte ma strettamente collegate.
La prima riguarda la richiesta italiana di una maggiore considerazione degli effetti dell’inflazione nell’applicazione del Patto di stabilità, sulla quale la Commissione non ha assunto nuovi impegni e mantiene una posizione prudente.
La seconda concerne l’attivazione della clausola nazionale per energia e difesa, che ha ottenuto una valutazione tecnica positiva ma attende ancora il passaggio conclusivo in Consiglio.
Nei prossimi mesi il confronto si concentrerà sulla definizione dei margini effettivamente utilizzabili dall’Italia e sulle modalità con cui il governo potrà inserirli nella propria programmazione economica.
Il nodo rimane quello di trovare un equilibrio tra la risposta alle emergenze economiche e la disciplina di bilancio richiesta dall’Unione europea, in una fase nella quale l’aumento dei prezzi dell’energia, la volatilità dei mercati e le esigenze di sicurezza continuano a condizionare le prospettive economiche del continente.