Approvata con 227 voti favorevoli e 164 contrari la nuova legge elettorale. Proporzionale con premio di maggioranza, ritorno delle preferenze e indicazione del candidato premier. Meloni rivendica la compattezza del centrodestra, mentre il centrosinistra annuncia una battaglia davanti alla Corte costituzionale.
ROMA – Il Parlamento ha dato il via libera definitivo alla nuova legge elettorale, segnando una svolta nelle regole che disciplineranno le prossime elezioni politiche. Dopo sette mesi di confronto parlamentare, la Camera dei deputati ha approvato la riforma sostenuta dal centrodestra con 227 voti favorevoli e 164 contrari, al termine di una votazione a scrutinio segreto che ha confermato la tenuta della maggioranza.
Il provvedimento, già modificato dal Senato, introduce un sistema proporzionale accompagnato da un premio di maggioranza, ripristina la possibilità per gli elettori di esprimere preferenze e prevede l’indicazione preventiva del candidato alla presidenza del Consiglio.
L’approvazione è arrivata in un clima di forte tensione politica, tra gli applausi dei parlamentari della maggioranza e le proteste delle opposizioni, che contestano l’impianto della riforma e ne mettono in dubbio la compatibilità con alcuni principi costituzionali.
La principale novità riguarda il superamento del sistema elettorale misto previsto dal Rosatellum, sostituito da un modello proporzionale con un meccanismo correttivo finalizzato a favorire la formazione di maggioranze parlamentari.
Il nuovo sistema assegna un premio fisso di 70 deputati e 35 senatori alla coalizione o lista che ottiene il maggior numero di consensi, purché superi la soglia del 42% dei voti in entrambe le Camere.
Qualora nessuno raggiunga tale percentuale, oppure Camera e Senato esprimano risultati differenti, i seggi saranno distribuiti con il sistema proporzionale senza premio.
È previsto anche un limite massimo ai seggi conseguibili con il premio: 220 alla Camera e 113 al Senato. Restano le soglie di sbarramento del 3% per le singole liste e del 10% per le coalizioni.
Un altro elemento centrale della riforma riguarda la scelta dei parlamentari. Gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze, rispettando le regole sull’alternanza di genere, mentre il primo candidato di ciascuna lista continuerà a essere individuato direttamente dal partito attraverso il meccanismo del capolista bloccato.
Proprio su questo aspetto si concentrano alcune delle critiche più accese dell’opposizione, soprattutto per l’eliminazione della specifica quota di genere precedentemente prevista per i capilista.
La riforma introduce inoltre l’obbligo per le forze politiche di presentare, insieme al programma elettorale, il nome della persona proposta per la guida del governo.
L’indicazione non equivale però all’elezione diretta del presidente del Consiglio: la nomina rimane una prerogativa del presidente della Repubblica, come stabilito dall’articolo 92 della Costituzione.
Tra le ulteriori disposizioni figurano nuove modalità per il voto dei cittadini temporaneamente domiciliati lontano dal proprio Comune, comprese determinate categorie di persone impegnate nell’assistenza familiare, e modifiche ai requisiti di raccolta delle firme per la presentazione delle liste.
Il risultato parlamentare rappresenta una significativa vittoria politica per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha accolto il voto sottolineando la compattezza della coalizione di governo.
La premier ha rivendicato la capacità del centrodestra di mantenere gli impegni assunti con gli elettori, evidenziando come la riforma consentirà ai cittadini di conoscere preventivamente non soltanto i partiti in campo, ma anche le coalizioni, i programmi e i candidati alla guida dell’esecutivo.
Sulla stessa linea il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, che considera il nuovo sistema uno strumento per rafforzare la stabilità politica e limitare l’incertezza nella formazione dei governi.
Soddisfazione anche dalla Lega, con il capogruppo Riccardo Molinari che ha sottolineato la coesione del partito. Per Fratelli d’Italia, il voto conferma la volontà della maggioranza di modificare in maniera strutturale le regole della competizione elettorale.
Particolarmente significativo l’intervento del deputato Giovanni Donzelli, che ha attribuito alla riforma una portata politica tale da aprire, a suo giudizio, una nuova fase della storia repubblicana.
Di segno completamente opposto la reazione del centrosinistra, che considera la nuova legge elettorale un intervento capace di alterare gli equilibri della rappresentanza parlamentare.
La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha accusato il governo di voler modificare le regole elettorali per ragioni di convenienza politica, mentre il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha puntato l’attenzione soprattutto sulle conseguenze che il nuovo sistema potrebbe determinare per la rappresentanza femminile.
Critiche analoghe sono arrivate da Maria Elena Boschi e dalle altre forze di opposizione, preoccupate per l’assenza di una specifica garanzia di equilibrio di genere nella scelta dei capilista.
La protesta si è manifestata anche nell’Aula di Montecitorio, dove alcuni parlamentari hanno esposto cartelli con la scritta “legge truffa”, espressione utilizzata per contestare il premio di maggioranza e le modalità di formazione delle liste.
La battaglia politica si prepara ora a spostarsi sul terreno giudiziario. Il segretario di +Europa Riccardo Magi, che ha interrotto lo sciopero della fame avviato contro la riforma, ha annunciato la prosecuzione della mobilitazione attraverso iniziative legali.
Per lunedì 12 ottobre è stata convocata una conferenza stampa della Rete per un voto libero e uguale, con la partecipazione di giuristi e costituzionalisti, per illustrare il percorso dei ricorsi. L’obiettivo dichiarato è ottenere una pronuncia della Corte costituzionale prima delle prossime elezioni politiche.
La Consulta, tuttavia, non interviene automaticamente dopo l’approvazione della legge: un eventuale giudizio di costituzionalità dovrà seguire le procedure previste dall’ordinamento, a partire dalla valutazione della questione da parte di un giudice competente.
L’introduzione del premio di maggioranza modifica anche gli scenari politici in vista del prossimo appuntamento elettorale. Il raggiungimento della soglia del 42% potrebbe infatti rendere determinante la capacità delle forze politiche di costruire alleanze sufficientemente ampie.
In questo contesto assume particolare rilievo la posizione di Roberto Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale, il cui peso elettorale potrebbe influenzare gli equilibri del centrodestra.
Secondo una simulazione diffusa da Youtrend l’8 ottobre, un’alleanza comprendente anche Futuro Nazionale potrebbe conquistare 223 seggi alla Camera e 114 al Senato, ottenendo così la maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento.
Lo scenario cambierebbe radicalmente nel caso di una corsa autonoma del partito di Vannacci: in questa ipotesi il centrosinistra allargato, il cosiddetto campo largo, arriverebbe a 221 deputati e 112 senatori.
Si tratta naturalmente di proiezioni basate sugli attuali rapporti di forza, non di previsioni certe sull’esito delle elezioni. Le intenzioni di voto, la partecipazione degli elettori e la composizione definitiva delle coalizioni potrebbero modificare sensibilmente il quadro.
Con il completamento dell’iter parlamentare della riforma, torna inoltre al centro del dibattito la possibile data delle prossime elezioni politiche.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari ha richiamato l’ipotesi di una consultazione a giugno 2027, osservando che questa soluzione consentirebbe al successivo esecutivo di affrontare con maggiore tranquillità la predisposizione della legge di bilancio.
Diversa la posizione del leader di Forza Italia Antonio Tajani, favorevole a mantenere la scadenza naturale della legislatura.
Il confronto rimane dunque aperto e nessuna decisione definitiva è stata annunciata.
Il nuovo sistema elettorale rappresenta uno dei passaggi istituzionali più rilevanti della legislatura. La maggioranza lo considera uno strumento per garantire stabilità ai governi e maggiore chiarezza nella scelta delle coalizioni; le opposizioni temono invece una riduzione della rappresentatività e contestano alcuni meccanismi di selezione dei parlamentari.
Al di là dello scontro politico, la riforma pone una questione centrale per il funzionamento della democrazia parlamentare italiana: individuare un equilibrio tra la necessità di assicurare governi capaci di durare e il principio di rappresentanza delle diverse sensibilità espresse dagli elettori.
Dopo il voto della Camera, il percorso proseguirà con gli adempimenti necessari alla promulgazione e alla pubblicazione della legge. Resta aperta la prospettiva dei ricorsi annunciati dalle opposizioni.
Sarà il prossimo confronto elettorale, e prima ancora l’eventuale esame dei giudici costituzionali, a chiarire quale impatto concreto avrà il nuovo sistema sugli equilibri politici del Paese.
