Lo scontro tra maggioranza e opposizione sul caso Almasri ha portato alla sospensione dei lavori parlamentari fino alla prossima settimana, in attesa che il governo chiarisca la propria posizione. Nel frattempo, la premier Giorgia Meloni ha nominato Giulia Bongiorno come legale di riferimento per sé e per i membri dell’esecutivo coinvolti nella vicenda, ribadendo la linea già espressa nel video con cui ha annunciato di essere indagata.
Le opposizioni, che hanno scritto al presidente della Camera Lorenzo Fontana chiedendo che il governo riferisca in Aula, hanno avviato una serie di azioni di protesta procedurali per rallentare i lavori. Deputati e senatori del centrosinistra hanno contestato il processo verbale delle sedute, bloccando di fatto il Parlamento. La segretaria del PD Elly Schlein ha ribadito la necessità di un chiarimento diretto della premier:
“Meloni deve dire la verità al Paese. Abbiamo chiesto che venga in Aula e continueremo a insistere.”
Anche Giuseppe Conte, in una diretta social, ha criticato l’atteggiamento della presidente del Consiglio, paragonando la situazione alle denunce subite durante la gestione della pandemia:
“Sapete quante volte sono stato denunciato nel periodo Covid? Ho mai fatto video contro la magistratura? Mai.”
Il centrodestra si mostra compatto nella difesa di Meloni e nella volontà di proseguire senza cedimenti. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha assicurato che il governo non teme il confronto e che il rinvio dell’informativa serve solo a valutare le modalità più opportune. Tuttavia, le opposizioni respingono l’ipotesi che sia lui a riferire in Aula, insistendo affinché siano i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, o direttamente la premier, a intervenire.
Mentre il governo prende tempo, in una conferenza a Montecitorio organizzata dalle opposizioni, tre attivisti del gruppo “Refugees in Libya” hanno testimoniato sulle violenze e torture subite nei centri di detenzione in Libia, gettando ulteriore pressione sull’esecutivo.
La prossima data cruciale sarà martedì prossimo, quando si riuniranno nuovamente le conferenze dei capigruppo per decidere il futuro dell’informativa. Nel frattempo, le opposizioni restano sul piede di guerra, chiedendo che sia la stessa Meloni a riferire direttamente in Parlamento.










