Si alza nuovamente la tensione tra Stati Uniti e Cuba dopo l’annuncio del Dipartimento di Giustizia americano dell’incriminazione di Raul Castro, ex presidente cubano e fratello di Fidel Castro, insieme ad altre cinque persone. Le accuse riguardano omicidio e cospirazione per l’uccisione di cittadini statunitensi, in relazione all’abbattimento di due aerei del gruppo umanitario Brothers to the Rescue avvenuto nei pressi delle coste cubane.

Secondo Washington, l’azione rientrerebbe in una responsabilità diretta della leadership cubana dell’epoca. Il ministro della Giustizia ad interim Todd Blanche ha dichiarato che gli Stati Uniti si aspettano che Castro “si presenti volontariamente” per affrontare il processo, sottolineando che in caso di condanna gli imputati potrebbero rischiare l’ergastolo. Per l’ex leader cubano, oggi 94enne, le accuse prevedono fino a cinque anni di reclusione per ciascun capo d’imputazione.

Durissima la risposta del governo cubano. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha definito l’incriminazione “un’azione politica priva di fondamento giuridico”, mentre l’ambasciatore cubano all’ONU Ernesto Soberón Guzmán ha accusato Washington di voler costruire un “circo politico” utile a giustificare una possibile escalation militare contro l’isola.

Nonostante l’assenza di incarichi ufficiali, Raul Castro è ancora considerato da diversi analisti una figura di forte influenza all’interno delle forze armate e dell’apparato di potere cubano.

La mossa americana si inserisce in una strategia più ampia di pressione su L’Avana portata avanti dall’amministrazione Trump, che non esclude in linea teorica anche opzioni militari. Il dossier cubano è particolarmente seguito dal segretario di Stato Marco Rubio, di origini cubane, che ha ribadito la necessità di costruire un rapporto diretto con il popolo dell’isola, bypassando il governo e i suoi apparati economici e militari.

Parallelamente, Washington continua a mantenere una linea fatta di sanzioni economiche e contatti con oppositori e dissidenti, accompagnata anche da offerte di assistenza umanitaria. L’obiettivo dichiarato è quello di indebolire il regime attraverso la pressione economica e politica interna.

Il presidente Donald Trump ha ribadito la sua posizione dura nei confronti dell’isola, sostenendo che gli Stati Uniti non potranno “avere pace finché Cuba non sarà libera” e definendo il Paese uno “stato ostile” vicino alle coste americane. La Casa Bianca ha inoltre riaffermato l’intenzione di sostenere la popolazione cubana nel mezzo di una grave crisi economica e sociale.

Secondo l’amministrazione americana, la strategia attuale mira a rafforzare la pressione sul governo cubano e a promuovere un cambiamento politico interno, anche attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini.

La nuova incriminazione si inserisce in una lunga storia di tensioni tra Washington e L’Avana, aggravate negli ultimi anni da sanzioni, isolamento diplomatico e periodiche aperture poi interrotte. Nonostante il carattere anche simbolico dell’azione giudiziaria contro Raul Castro, la decisione rappresenta un ulteriore inasprimento dei rapporti tra i due Paesi, con possibili ripercussioni diplomatiche e geopolitiche nei prossimi mesi.