ROMA – Nell’ambito della lotta contro le infezioni respiratorie gravi, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive ha introdotto con successo l’uso dell’Ecmo (Extra corporeal membrane oxygenation) nell’unità di Rianimazione e Terapia Intensiva. Questa innovativa tecnica, originariamente sviluppata per trattare l’infezione da H1/N1, ha dimostrato la sua efficacia non solo nei casi più gravi di Covid, ma anche in situazioni di grave insufficienza cardiaca o respiratoria.
Il primo a sperimentare questa procedura è stato l’Istituto per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani, il quale ha adottato l’Ecmo per il trattamento dell’influenza H1/N1. Questa tecnica supporta le funzioni vitali, inclusa la respirazione e la funzionalità cardiaca, attraverso la circolazione extracorporea, aumentando così l’ossigenazione del sangue. Tuttavia, va notato che si tratta di un trattamento invasivo che richiede l’uso di farmaci anticoagulanti.
Il processo prevede l’inserimento di cannule nelle grosse vene del paziente, attraverso le quali il sangue viene estratto e successivamente ossigenato da un dispositivo esterno prima di essere reimmesso nel circolo. Nonostante il trattamento sia dispendioso per il servizio sanitario, è necessario avviarlo in modo precoce, nei primi giorni di aggravamento della malattia, e può protrarsi per un periodo fino a tre settimane.
Inoltre, l’articolo evidenzia l’attuale situazione dell’influenza stagionale, con un picco apparentemente superato secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità. Sebbene la sua incidenza sia diminuita, alcune regioni, come Abruzzo e Sardegna, rimangono in una fascia molto alta, mentre altre nove si trovano nella fascia alta. Il Lazio, pur essendo tra queste ultime, mostra un’incidenza inferiore alla media nazionale, attestandosi al 16,37.
La direttrice dell’unità di Rianimazione e Terapia Intensiva dello Spallanzani, Maria Grazia Bocci, ha spiegato che l’utilizzo estremo dell’Ecmo è raccomandato in caso di fallimento della ventilazione convenzionale, ed è stato avviato come risposta all’aumento della diffusione dell’influenza e alla pressione sui pronto soccorso e sulle terapie intensive. L’articolo sottolinea dunque la promettente utilità di quest’innovativa tecnica nella gestione delle gravi infezioni respiratorie.










